Qualche giorno fa volevo scrivere un post sul pericolo di rigurgiti razzisti che l’omicidio di Roma avrebbe potuto provocare. Come spesso accade la realtà è più veloce della mia pigrizia. I rigurgiti ci sono stati.
Come al solito i media montano il caso e in questo periodo pare che ogni in crimine commesso ci sia di mezzo un rumeno, la solita campagna mediatica: quest’autunno va di moda il “criminale rumeno”.
Ma magari non è solo moda giornalistica: ieri notte una decina di scalmanati ha tentato di svaligiare la GS sotto casa mia. alle due circa abbiamo sentito un botto e l’allarme del supermercato, mi affaccio alla finestra e vedo una macchina che spinge sulla serranda del super. L’auto spinge e alla fine sfonda entrando completamente.
Una banda di una decina di ragazzi sciama nel negozio. Ci mettono almeno dieci minuti per estrarre la macchina incastrata all’interno.
Nel frattempo avvicinano un’altra macchina e aprono il portabagagli, forse per caricare qualcosa.
Io, che appena vista la serranda sfondata avevo chiamato il 112, guardo dal balcone la scena, i ragazzi parlano tra loro urlando ma non capisco cosa dicono. Strano infatti per un curioso effetto il mio balcone ha un’acustica eccezzionale e di norma la notte si sentono chiaramente i discorsi della gente in strada.
Mistero forse risolto quando uno di loro, il palo, vede i lampeggianti di una volate e urla “Garda!”, subito tutti cominciano a gridarsi tra loro “Garda! Gardaaa!!!” poi fuggono a piedi verso la pista ciclabile.
Garda: in rumeno vuol dire guardia, polizia.
Non mi faccio illusioni sul fatto che gli immigrati sono tutti buoni, ne facili razzismi (sono tutti criminali). Ma sono sicuro che quello che è successo l’altra notte darà l’ennesima scusa ad altra gente per essere razzisti sentendosi anche nel giusto.
La destra gongola cantando “te l’avevo detto” il governo vara un “pacchetto sicurezza” e a Roma sgomberano i campi nomadi e le baraccopoli. Un’imponente opera di apparente pulizia, ma tutti a mio modesto avviso mancano decisamente il punto: la certezza della pena. A che serve inasprire le pene, espellere, allontanare se un criminale, immigrato o indigeno non ha alcuna importanza, è abbastanza sicuro di farla franca?
Non è l’entità della punizione che ferma la mano del criminale,fosse così negli stati in cui vige la pena di morte non ci sarebbero omicidi, non ci sarebbero funzionari corrotti in Cina; è la certezza o la quasi certezza della punizione.
E questo vale indipendentemente dal fatto che il crimine sia commesso da un rumeno, da un italiano, da uno gnomo o da un leghista.