La conclusione era scontata e le premesse c’erano tutte. Nel momento stesso in cui l’appello dei 67 professori è cominciato a rimbalzare sui media si è decretata la vittoria morale dei papisti.
Potrebbe sembrare agli stolti che hanno occupato il rettorato che la ritirata vaticana sia una loro vittoria, non è così: quello che verrà percepito è che il povero papa è stato costretto a tacere dai comunisti cattivi che non amano la libertà di parola.
Ovviamente è una ca##ata immane. Vittoria, o quasi, sarebbe stata una vivace e rumorosa contestazione che mostrasse l’incongruità della partecipazione di un qualunque capo religioso all’inaugurazione dell’anno accademico; per definizione un capo religioso, in quanto depositario della verità, non può accettare contestazioni ma partecipando alla cerimonia non avrebbe potuto evitarlo.
Infatti non ci andrà. Complice la grancassa mediatica (tutta italiana, all’estero non si sono curati della questione) la questione è stata spostata abilmente dall’opportunità della visita alla libertà di parola, come se fosse possibile impedire ad un papa di dire la sua.
Fatto sta che la classe politica compatta si è schierata a favore della libertà di parola del papa. E questo mi fa incazzare non poco, tutti sono caduti nel tranello. Oppure sono tutti così proni?
E’ possibile che ogni tentativo di difesa della laicità venga stravolto e travisato per farlo sembrare un attacco al cattolicesimo?
Sì, per il semplice fatto che a dichiararsi perseguitati per motivi religiosi non si perde mai (vedi la moglie di Mastella).