Quando anche gli uomini dello stato cominciano a vergognarsi

Ma non potevamo fare nulla, gli ordini erano quelli di accompagnarli in Libia e l’abbiamo fatto. Non racconterò ai miei figli quello che ho fatto, me ne vergogno

vuol dire che c’è speranza o che questo paese è perso del tutto?

 

L’italia è il paese dell’emergenza, tutto quello che succede indipendentemente dalla gravità o dall’impatto reale diviene emergenza.

Emergenza stupri!
Emergenza pedofilia!
Emergenza alloggi!
Emergenza prezzi!
Emergenza virus informatici!
Emergenza bullismo!
Emergenza Eluana!
Emergenza assenteisti!
Emergenza pirati della strada!
Emergenza cibo avariato!
Emergenza prostituzione!
Emergenza disoccupazione!
Emergenza comunismo!
Emergenza fascismo!
Emergenza razzismo!
Emergenza extracomunitari!
Emergenza Grillo censurato!
Emergenza Grillo ci ha rotto i coglioni!
Emergenza atei!

e così via. Potrei continuare per altre millemila emergenze che in questi anni hanno contribuito ad instillare un senso di paura e di insicurezza nella popolazione. Potrebbe essere un effetto deviante del giornalismo ma ricordiamoci comunque che un popolo impaurito è un popolo manovrabile.

L’ultima, solo in ordine cronologico, è l’emergenza cani randagi. Come se il randagismo fosse un problema sbucato dal nulla, come se in Italia non ci fossero mai stati branchi di randagi prima. Io ricordo ben altro, il randagismo è un problema reale da sempre. Mi ricordo perfino che ne parlava il mio sussudiario delle elementari, primi anni ’80.

Forse prima di imbracciare i fucili dovremmo porci le domande giuste.

 

Ma cosa potrò dire a mio figlio tra dodici – quindici anni?
Cosa gli potrò dire qundo mi chiederà

Ma tu dove eri? Cosa facevi mentre l’Italia cambiava? Mentre reintoducevano pian piano le leggi razziali? Mentre Il livello di censura e controllo su Internet superava quello cinese? Mentre le persone perdevano il diritto a decidere della loro vita? Mentre le milizie di un partito cominciavano a pattugliare le strade? Mentre l’unica ipotesi concreta di opposizione si rivelava essere l’ipotesi sbagliata? Mentre uno spot alla volta i favorevoli al regime (e gli ignavi) diventavano “quelli per la vita” e tutti gli altri quelli “per la morte”? Mentre la religione cattolica diventava “un aiuto per l’integrazione“? Mentre le scuole pubbliche che avrei dovuto e potuto frequentare venivano rese poco più che parcheggi per pargoli? Mentre in nome della libertà di scelta le scuole private diventavano sempre più ricche? Mentre i debiti di Alitalia venivano accollati ai cittadini e i guadagni un gruppetto di amici imprenditori? Mentre migliaia di soldati svolgevano servizi che spettano alla polizia? Mentre riabilitavano i fascisti di Salò? Mentre a Porta Pia si dimenticavano dei bersaglieri e si commemoravano i mercenari del papa? Mentre migliaia di persone perdevano il lavoro e il Governo cercava di convincere tutti a comprare la macchina nuova? Mentre il capo del governo faceva battute e rideva alle spalle di tutti, compreso il presidente degli USA? Mentre decreto dopo decreto il parlamento veniva esautorato del potere legislativo? Mentre la legge fondamentale dello Stato veniva irrisa come fosse un volantino di nostalgici stalinisti? Mentre dei preti “guarivano” i gay ma si facevano i bambini? Mentre un professore non poteva togliere il crocifisso dall’aula in cui insegnava ma un ministro poteva sfanculare l’inno nazionale? Dov’eri quando nonno e zio hanno smesso di parlarsi? Dov’eri papà? Che stavi facendo?

E io che cosa potrò mai dirgli? Che il mio posto di lavoro vacillava come gli altri? Che stavo pagando il mutuo? Che cercavo di capire dove scappare?
Io lo guardo la sera giocare a “tombola di animali”, alle lotte dei suoi “dinotauli”, lo guardo correre al parco, piangere e rideree non posso non chiedermi se è questo il Paese nel quale voglio che cresca.

 

Io la storia di questo ragazzo, Giuseppe Gatì, non la sapevo. Non sapevo della sua contestazione al sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi.

..un ragazzo di ventidue anni che ad Agrigento, davanti alle autorità schierate a festa e alle forze dell’ordine messe a protezione del potere, si alza e ricorda che l’ospite d’onore Vittorio Sgarbi – paracadutato da non si sa chi come sindaco di Salemi, nel cuore della Sicilia – è in realtà un pregiudicato, condannato per truffa ai danni dello Stato; e grida “Viva Caselli! Viva il pool antimafia!”. Naturalmente era stato portato via di peso, spintonato, trattenuto per “accertamenti” per ore.

Uno strano strano modo di morire. Per un ragazzo di ventidue anni. In Sicilia.

(via manteblog)

 

Spesso è necessario usare un punto di vista esterno per giudicare una situazione. La maggior parte degli italiani non riesce a vedere somiglianze tra la situazione politica attuale e quella che portò al potere Mussolini.
Vista da fuori è peggio.
La situazione italiana vista dagli occhi del resto degli europei è brutta, come potrebbe essere diversamente: un ministro ex neofascista porta l’esercito nelle città mentre viene approvata una legge che garantisce l’immunità al premier, la propaganda razzista comincia a dare i suoi frutti, il governo va avanti a decreti e fiducia sminuendo l’importanza del parlamento.
Vista da fuori è peggio, ma per cervelli pensanti è peggio anche da dentro.

via Bru (su FriendFeed che l’ha ciucciato da Twitter)

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