Capita, non troppo spesso in verità, che mi lamenti del mio lavoro. Che dica di voler cambiare. Che ci provi pure.
Ma forse mi lamento troppo.
In fondo sono ancora un privilegiato, pur con lo stipendio decurtato dai contratti di solidarietà ho ancora un lavoro, un contratto a tempo indeterminato col quale pagare il mutuo che aumenta, l’asilo di Edoardo, le bollette (cazzo! il condominio…), la roba da mangiare e con moderazione qualche sfizio.
E’ vero che tutto questo me lo sono guadagnato sul campo ma è anche vero che ho avuto la possibilità di farlo quando, ormai dodici anni fa, una società ha investito in me e sulla mia formazione. Una cosa che oggi sembra fantascienza, impossibile, impraticabile. Sembra che oggi possano lavorare solo giovani con basse pretese economiche e tanta esperienza.
Le contraddizioni sono ovvie. Come posso fare esperienza di lavoro prima di lavorare? Perché se ho esperienza e competenza devo essere pagato poco? E se anche, avendo l’esperienza necessaria, accettassi di essere pagato poco perché dovrei subire lo spettro di un contratto a termine?
La cosa forse più assurda è che ormai anche io considero dei privilegi cose che dovrebbero essere normali come un tetto sulla testa, nutrimento per il corpo, per la mente (i miei libri e i miei giochi) e per il cuore(la mia famiglia). Li considero dei privilegi perché se dovessi cominciare (o ricominciare) oggi la mia vita adulta sarebbe molto difficile, se non impossibile, riuscire ad ottenerli tutti.
E’ facile pensare che Alessandra sia solo una dei tanti. E’ facile perché è vero. Ma a me il detto “mal comune mezzo gaudio” ha sempre fatto ribrezzo e il fatto che nella sua situazione siano in milioni, sinceramente, fa paura.
p.s.
a dimostrazione che i social network come friendfeed non servono solo a cazzeggiare
