Evidentemente il film documentario “Bowling for Colombine” non è passato inosservato.
Dopo il successo della politica della paura negli Stati Uniti, anche in Italia si sperimenta con successo questo metodo di controllo della popolazione. La serie di divieti comici raccontata da Beppe Severgnini sul corriere e l’agognato arrivo dell’esercito sono l’effetto del continuo messaggio:
abbi paura
il mondo è pieno di assassini,ladri,pedofili,stupratori,stupra tori,clandestini,coppie gay e comunisti
abbi paura
i giovani sono violenti
abbi paura
la monnezza
abbi paura
non si può più uscire la sera che ti rapinano
abbi paura
gli zingari rubano i bambini
abbi paura
gli hacker ti entrano nel computer e ti rubano i soldi
abbi paura
i videogiochi ti fanno diventare un assassino
abbi paura
le scie chimiche
abbi paura
mettono i veleni nello shampoo
abbi paura
vogliono mettere il bavaglio al papa
abbi paura
i giudici sono mentalmente disturbati
abbi paura
danno le figurine con la droga ai bambini
abbi paura
il bullismo dilaga senza freni
abbi paura
ci sono terroristi ovunque
abbi paura
abbi paura
abbi sempre paura e resta dove ti possiamo vedere
E la paura funziona. Gli Stati Uniti ne sono la dimostrazione, in barba a tutti i principi che la loro illuminata Costituzione garantisce è praticamente abolita la privacy, i poliziotti di frontiera posso sequestrare ed esaminare a tempo indeterminato qualunque supporto di memoria (dal portatile al lettore mp3), la NSA può intercettare senza renderne conto a nessuno telefonate e email.
Anche in Italia si va verso la limitazione delle libertà.
Grazie alla paura si fa credere al popolino che il loro giusti e santi rappresentanti sono minacciati da forze oscure (normalissimi processi) e che quindi sono costretti a rendersi immuni dalla legge. In cambio si mette nel mare delle forze dell’ordine una gocciolina di soldati.
Grazie alla paura i problemi reali della scuola pubblica scompaiono nell’ombra del bullismo. E tutti si dimenticano di quando a scuola ci andavano loro.
Non dobbiamo aver paura che della paura. (Gaio Giulio Cesare e in tempi più moderni Franklin Delano Roosevelt)













