Quella del Tibet è una triste storia che si ripete dagli albori della civiltà: l’Impero annette nuovi territori e cancella l’identità culturale degli autoctoni.
In questo caso l’impero è la Repubblica Popolare Cinese, un impero potente sia economicamente che militarmente. Così potente che nessuna altra nazione ha osato alzare la voce quando reprime nel sangue i dissidenti, indipendentemente dal tipo di dissenso che praticano. Condanne a morte o a “rieducazione” vengono inflitte senza che nessuno dei cosiddetti alfieri della democrazia emetta più che un debole fiato.
Quella del Tibet è una storia già vista e il cui finale è già scritto, tutto finirà in un bagno di sangue, grande o piccolo che sia, e i tibetani resteranno cinesi di seconda classe che sono ora. Fino al giorno in cui i piani di colonizzazione di Pechino andranno a buon fine e in Tibet ci saranno più cinesi che tibetani, trasformati in una minoranza nella loro stessa patria.
Per come la vedo quello che sta succedendo in Tibet è solo il canto del cigno di un popolo.
Berlino 1936 e Pechino 2008, due olimpiadi sotto dittatura.
