mag 072007
 

Nei primissimi anni 90 successe ad Ostia, dove abitavo, un fatto che suscitò molte polemiche: un gruppi di naziskin picchiò un immigrato su un autobus. La polizia prese i responsabili ma attribuì il fatto ad un regolamento di conti per questioni di droga. Potete immaginare le polemiche centri sociali in rivolta al grido di “polizia razzista” e una manifestazione in difesa della vittima.
La polizia continuava a dichiarare che c’entrava la droga e la tensione ad alzarsi.
Io c’ero in quella manifestazione, io ho difeso con la mia voce quell’immigrato.
E, quella volta, ho sbagliato. Perché fu veramente un regolamento di conti per la droga. Il fatto che il pestato fosse un immigrato e i pestanti naziskin aveva deviato le tesi. Io come tanti avevo fatto l’ingenua somma immigrato+naziskin=razzismo.
Quella fu la mia prima certezza a cadere.
Nel ’97 ho fatto il servizio civile in un centro di prima accoglienza per immigrati. Ho conosciuto le persone più diverse, di ogni razza, religione e orientamento politico e se oggi posso dire senza remore quello che sto per dire lo devo a quell’esperienza.
Non ci impantaniamo nella difesa a tutti i costi degli immigrati, sono persone e come tali ne esistono di buoni e di cattivi. Nel centro di cattivi ne ho conosciuti e tutti erano accumunati da una certezza: non sarebbero stati puniti e anche se fosse la pena sarebbe stata ridicola.
Triste ma vero. In linea di massima vale anche per i cattivi italiani perché in Italia la certezza della pena è un mito.
Il pericolo di rigurgiti razzisti di cui parla il lettore di Repubblica è reale. Un razzismo strisciante si infiltra anche in luoghi politici a cui prima era estraneo e questo perché e quasi giustificato. Le bande di zingari che scippano sono una realtà, i papponi dell’est europeo che sfruttano prostitute bambine sono una realtà, i nordafricani spacciatori esistono non sono un’invenzione così come le triadi cinesi e la mafia russa (come se quella nostrana non fosse abbastanza).
Sono una minoranza, lo dico alla luce delle mie esperienze, ne sono sicuro ma sono una minoranza rumorosa, assordante. Una minoranza che rovina la vita degli onesti, immigrati e italiani, perché è la vera fonte del razzismo.

Non so se sono riuscito ad essere chiaro sul quello che volevo dire…nel caso fatemelo sapere che mi spiego meglio.

  One Response to “Infiltrazioni di razzismo”

  1. Chiarissimo. Non ho le tue stesse esperienze, ma conosco molti immigrati e condivido quello che hai scritto e che, alla fin fine, è quello che mi hanno sempre insegnato i miei genitori: non dividere le persone per categorie ma vàluta ogni singolo individuo, il bene e il male sono ovunque.
    Patt

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