mag 162012
 

Questo episodio si è svolto qualche mese fa, ero andato nella sede della mia ex azienda per consegnare il modulo SR41 (necessario per la cassaintegrazione) quando sono stato intercettato da un collega che chiameremo A.
A mi aveva passato un contatto (chiamiamolo Coso) al quale mandare il curriculum dicendo che cercavano qualcuno con i miei skill. Mandato il curriculum non ci avevo più pensato, nessuno si era fatto sentire.

A: Ciao Fede, come va?
Io: Avanti, niente di nuovo
A: Ti ha chiamato Coso per quel lavoro?
Io: No
A: Come no? Mi ha detto che c’era un lavoro.
Io: Io l’ho mandato ma non mi ha nemmeno risposto.
A: Non hai trovato altro?
Io: Per ora no.
A: Neanche in nero?
Io: Non lavoro in nero.
A: E perché?

Quella domanda è il fulcro sul quale ruota il marciume mentale di una grossa fetta dei nostri concittadini. Sembra innocente ma è il sintomo di una civicità deviata nella quale le regole del lavoro servono solo ai fessi, nella quale l’unica tutela è il leccaculismo e l’unica virtù lavorativa è la lingua felpata.
Io non lavoro in nero, non dovrebbe essere un concetto difficile. Non dovrebbe qualcosa da spiegare.

apr 202012
 

Ieri quelli di 40k mi hanno regalato, in anteprima di un giorno sull’uscita, “L’uomo che mise fine alla storia“. E’ un racconto, scritto nello stile di un servizio giornalistico, un racconto di fantascienza ma anche un racconto storico su una parte della seconda guerra mondiale piuttosto ignorata da noi occidentali: i crimini di guerra dell’esercito giapponese in Cina, in particolare l’attività dell’Unità 731. Siamo per lo più abituati a vedere solo il lato sconfitto e nuclearizzato del Giappone nella seconda guerra mondiale, probabilmente perché il processo di Tokyo non ebbe lo stesso eco di quello di Norimberga e in particolare molte cose furono taciute o negate.

L’impalcatura fantascientifica alla base della storia è la costruzione di una apparecchiatura che permette di viaggiare nel passato come una sorta di fantasma e di assistere a quello che è successo; allo stesso tempo però la mera osservazione distrugge la traccia di quell’evento che non può più essere rivisto da nessuno. A quel punto sorgono anche delle questioni sia morali che pratiche. Chi ha più diritto ad assistere ad un determinato evento storico? Chi ne è coinvolto in veste di parente delle vittime oppure uno storico, un giornalista, un professionista della narrazione in generale? Chi ha sovranità su un evento? Chi può decidere di svelare o nascondere, magari per sempre, una verità?

“L’uomo che mise fine alla storia” è un bellissimo racconto di fantascienza, ma anche una accusa al negazionismo in generale, alla tentazione di perdonare senza ricordare bene sia le vittime che carnefici.

Un grazie a 40k per la piacevole lettura.

Chiarimento:
l’ebook mi è stato regalato e avrei anche potuto liquidarlo in poche righe su Twitter ma visto che mi è piaciuto molto è valsa la pena di dedicargli più di 140 caratteri.

apr 062012
 

La Lega si sta finalmente mostrando per quella che realmente è: un partito suv. Grosso, rumoroso, volgare, ridicolo ma che da al proprietario (l’elettore) l’illusione di possedere qualcosa di speciale e lo compensa per la scarsa dotazione genitale. Scarso senso morale nel caso del partito. Del resto è poi così strano che un partito di imbecilli razzisti votato da imbecilli razzisti sia in realtà una tale montagna di merda? Sarà sicuramente un complotto di Roma ladrona.

feb 132012
 

Sapete che mi succede quando vedo due persone che si baciano? Mi viene da sorridere.

Mi viene da sorridere perché penso sempre che sono due persone che stanno condividendo un piccolo momento di felicità. È automatico, sorrido.

E sapete un’altra cosa? Non importa di che sesso o di che età, due persone che si amano in quel momento sono belle.

Contrariamente a Giovanardi che, nella mia immodesta opinione, è un disgustoso bigotto represso.

feb 082012
 

I dipendenti Eutelia sono addirittura usciti al freddo per protestare contro il piano industriale che lascia fuori 25 dipendenti. Quando il loro capitano ne ha fatti fuori 2000 però non hanno fatto un fiato. Quando i loro colleghi hanno manifestato ad Arezzo da tutta Italia non hanno cacciato mai la testa fuori dalla sede di via Calamandrei. Sappiate cari ex colleghi che se sui giornali si parla di voi è solo perché c’erano altri, non voi, che manifestavano in tutta Italia contro i ladri e i truffatori che si appropriavano anche dei vostri stipendi. Perché le magliette e gli striscioni con scritto Eutelia erano portati con orgoglio e rabbia da altri, non da voi.
Perché le notti gelide e gli scioperi della fame sotto Montecitorio li hanno fatti altri, non voi. Perché le denunce per le occupazioni per difendere l’azienda dai finti imprenditori le hanno prese dei lavoratori, non voi. Perché il natale e il capodanno in ufficio li hanno fatti altri, non voi.
Perché ancora oggi se cerchi su qualunque giornale una foto di manifestanti Eutelia trovate centinaia di foto dei vostri ex colleghi e un paio delle vostre. Perché se chi ha distrutto, rubato e illegalmente venduto a tranci i lavoratori adesso è sotto processo o vigliaccamente latitante a Dubai non è merito vostro.

Provate a fare una ricerca su google images per “eutelia”, le vedete tutte quelle manifestazioni? Voi non ci siete mai stati.

 

Queste Magliette non le avete mai portate.

Il bastardo spalleggiato da una dozzina di guardie private non l’avete mai affrontato.
Ora, solo ora, protestate e vi indignate.

 

 

Non avete fatto un cazzo in tre anni.

dic 302011
 
Occupante Agile ex-Eutelia

Ieri è iniziata la mattanza finale, cassa integrazione a pioggia sulle ceneri di Agile. Probabilmente anche la mia lettera è in viaggio. Si archivia così pezzo della storia dell’informatica italiana: Agile, per chi non lo sapesse, era il ramo d’azienda ceduto da Eutelia a fallimentaristi di professione (se vi interessa gongolate “Massa e Liori”, Omega e Landi che a me non va di scrivere altro), un ramo nel quale sono finiti i lavoratori di Getronics(Olivetti) e Bull Italia.

Dopo un anno e mezzo di amministrazione straordinaria la gare per la vendita si è conclusa e l’acquirente sta dettando le condizioni, durissime. Per carità, ne ha tutti diritti ma fa comunque male dopo tutto quello che abbiamo passato vedere gli uffici vuoti, gli armadi con ancora i nomi sopra abbandonati, i colleghi cambiare umore tra l’abbattuto per la situazione e il sollevato perché forse è davvero finita.

Oggi sono arrivato tardi quindi sarò l’ultimo ad uscire dagli uffici Agile di Roma. Chiuderò la porta senza sapere se la prossima volta entrerò per lavorare o come cassaintegrato per ritirare il modulo SR41.

Buon anno e in bocca al lupo a tutti.